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Darko. Storia di un Umanoide nell’era del Virtual Brain

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I numeri primi sono costanti di stabilità strutturale

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La PNfO, la PsicoNeuro fisioONIRICA

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La PNfO, la PsicoNeuro fisioONIRICA:

La Nuova teoria sulla Funzione e sulla Genesi del Sonno e del Sogno.
L’apprendimento associativo del cervello primitivo nel Sonno.

Questo libro offre una nuova teoria sulla genesi del Sogno.
La teoria è semplice di per sé, ma necessita che io spieghi bene il contesto nel quale penso il sogno sia stato creato, perché il background è condizione e causa prima del fenomeno del sognare stesso.
Il linguaggio è volutamente divulgativo descrittivo non solo per renderlo accessibile ai più, ma anche per il piacere di raccontare la teoria fuori da schemi scientifici… ai quali tra l’altro non posso purtroppo dire di appartenere. Dunque:

Tutto ciò che ha vita viene dall’inanimato… È banale ma vero quindi bisogna avere il coraggio di tenerlo a mente come una torcia quando nella notte ci perdiamo.
Non ci siamo persi, ma cerchiamo qualche cosa che non sappiamo dove sia…
Da dove è nato il Sogno? Il Sonno quando e perché ha avuto origine?
Supponendo di poter vedere l’evoluzione della vita come un film proiettato a ritroso… non sareste curiosi di vedere per intuire quale sia stata la scintilla che ha “diviso quindi creato” il binomio Sonno Veglia? Ed il binomio sonno REM e nonREM?

La PNfO rende una possibile, e spero, probabile risposta.

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COD: Book-PNfO Categoria:

Descrizione

Questa teoria pone al centro l’acqua e la sua concentrazione ottimale vitale. Questa centralità è coerente col fatto che ogni specie così come ogni essere vivente, in continuazione, sempre, lavora al mantenimento di uno stato idratativo ottimale.

La teoria si sviluppa sull’ipotesi che il Sonno ed il Sogno, si siano sviluppati su questo platform comportamentale inconscio così come la Vita e la Salute stesse.

Per far capire questa articolata teoria, facendovi scendere poi nei particolari, penso sia utile darvi tipo premessa, uno strumento. Questo strumento é un “racconto” espresso in maniera la più semplice possibile, di quel che credo sia accaduto… senza correlare il tutto del perché penso che ciò sia successo.

Quindi ora, a premessa, vi passo questo semplice racconto.

La vita è nata nell’acqua. La nostra protagonista è una forma di vita primordiale, un archeobatterio immerso nel mare, poi arroccatosi lungo il litorale, là dove le “grandi Maree” avevano creato la vita. La nostra antenata che chiamerò Archea, costantemente subiva il ciclo delle maree e quindi era soggetta all’alternanza Acqua-nonAcqua. All’epoca il giorno durava circa 3 ore, avevamo ovviamente 2 maree al giorno, e quindi ogni 45 minuti la marea variava.

Dopo il periodo delle grandi Maree nel quale si suppone sia nata e/o proliferato la vita, c’è stato un lungo periodo di inattività a livello evoluzionistico. È possibile che in questo lungo periodo, il ciclo delle maree si sia instaurato nel BIOS per via genetica, così come già sappiamo che possa accadere.

In aperturaLUNARE (lo chiamo così per distinguerla dalla successiva acquisizione di un assetto di apertura, dovuto al SOLE), Archea era immersa nell’acqua e tutti i suoi apparati apicali erano recettivi e funzionali. In chiusuraLUNARE era chiusa e ripiegata su se stessa per difendersi dalla momentanea siccità. In questo assetto Archea diminuiva la sua recettività esterna, a vantaggio però del sentire interno che invece si acuiva e focalizzava.

Col tempo l’evoluzione ha sviluppato una tale diversità biologica marina, tale da farci capire che la natura “le prova tutte”… Col tempo la vita si è spostata sulla terraferma. Circa 400 Ml di anni fa, si suppone che i primi anfibi siano stati dei pesci che, spinti dalla forte siccità, e facilitati dal fatto che avevano pinne usabili come zampette, abbiano colonizzato la terraferma.

Si pensa che nell’era Paleozoica durante il Devoniano, circa 416÷360 Ml di anni fa, gli Eusthenopteron riuscirono in questa impresa.

A questo punto la vita era ben più complessa che quella rappresentata da un batterio, ma il suo gene responsabile del cicloMINORE LUNARE, passando di generazione in generazione era arrivato ad esserne patrimonio genetico.

Quindi questo gene ed i nuclei neuronali responsabili dell’attuazione del ciclo, continueremo a chiamarli Archea. Archea è divenuta una parte del patrimonio neuronale, capace di gestire, attivando e disattivando neuroni, la capacità di aprire e chiudere il BIOS acuendo i sensi all’esterno ED all’interno, alternativamente… il tutto “associato” ad una maggiore E minore idratazione.

Passando sempre più tempo in questo nuovo ambiente, sempre più a contatto con l’aria e quindi con il sole, il BIOS ha prima subito, poi adattandovisi, ha introiettato il ciclo circadiano chiamato cicloMAGGIORE SOLARE. Questa acquisizione si è impiantata sulla precedente.

Con il sole c’è aperturaSOLARE, ovvero tutti i nuclei neuronali adibiti alla gestione della vita all’aria aperta, ed alla ricerca di cibo e sesso vengono attivati, mentre quelli non utili vengono silenziati.

Per contro quando l’ambiente rende difficile le operazioni vitali del mangiare e cercar sesso, il corpo esposto al buio ed al freddo (l’abbassamento della temperatura ambientale notturno), si ripiega su se stesso e cerca calore e riparo dal freddo e dall’ignoto nascosto nel buio.

Alcuni geni sono corresponsabili con alcuni nuclei neuronali, della gestione dell’intera giornata, ovvero del ciclo circadiano. Essi gestiscono l’aperturaSOLARE (la Veglia), e la chiusuraSOLARE (la Notte).

Mentre questi nuovi attori definiti Cronos, perpetuano al nostro interno il Giorno e la Notte esterni… anche Archea continua il suo lavoro:

  • se mentre Archea alterna “le sue Maree interne” fuori é Giorno, allora l’alternanza di chiusuraLUNARE ed aperturaLUNARE cadenzata ogni 90 minuti, si esprimerà nell’alternanza di dominio cerebrale, fra un emisfero e l’altro, invece
  • se mentre Archea alterna “le sue Maree interne” fuori é Notte, allora l’alternanza di chiusuraLUNARE ed aperturaLUNARE cadenzata ogni 90 minuti, si esprimerà nell’alternanza REM e nonREM.

Durante il nonREM c’è l’aperturaLUNARE (sovrapposta alla chiusuraSOLARE), e nel contempo c’è maggiore secrezione dell’ormone prolattina PRL, quindi maggiore idratazione, e la vescica tende ad avere poca urina al suo interno (questo perché molti liquidi sono alloccati a livello intra ed extracellulare).

Durante il REM c’è la chiusuraLUNARE (sovrapposta la chiusuraSOLARE), e nel contempo la prolattina cessa di essere secreta, quindi avremo minore idratazione a livello tissutale, tant’è che l’urina nella vescica aumenta il suo volume fino al suo massimo.

Questa sovrapposizione dei cicli è riferita ai mammiferi, in quanto avendo focalizzato il REM ho dovuto considerare il mondo emotivo e quindi, i mammiferi che ne sono i “legali rappresentanti”.

Dagli anfibi si sono sviluppati, fra tante altre linee evolutive, anche i primi piccoli mammiferi, qui focalizzati.

Penso che le iads (istanze in attesa di soddisfacimento), si siano instaurate nella chiusuraLUNARE, per economia sia fisica che biologica, oltre che per caso come spesso accade.

Per economia fisica intendo dire che lo “scarico” di tali tensioni seguiva la via meno dispendiosa per l’acquisizione di un setting fisico più vicino all’ottimale, mentre

per economia biologica intendo sottolineare che tale acquisizione, curava il mantenimento di uno stato ottimale del BIOS.

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